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    “Per avere in mano la propria vita, si deve controllare la quantità e il tipo di messaggi a cui si è esposti.”

     - Chuck Palahniuk -

     

    In una serie di post social del Prof. Fabio Pistella, Honorary Member di APICES, un interessante commento sugli “spiragli” di miglioramento per la società italiana.

    Posted on 02/01/2018 by Redazione #apicespeople

    Tempo stimato di lettura: 9' 40''

    In questo articolo ripubblichiamo dei post tratti dai social network.


    Post del 22 dicembre 2017

    UN'ANALISI COMPLETA E CALZANTE DELLA SITUAZIONE ITALIANA, MA UNA PROGNOSI INTRISA DI REMORE SULLA DEMOCRAZIA E INCENTRATA SUI RISCHI.

    In un suo imperdibile articolo pubblicato il 21 dicembre 2017 sul “Corriere della Sera”, il prof. Michele Salvati analizza le tre cause dell'attuale situazione di difficoltà dell'Italia.

    La prima causa è quella insorta a livello internazionale a partire dagli anni 80 con «una vera grande svolta del capitalismo, in direzione di un regime neoliberista e globalizzato. In un contesto di libera circolazione dei capitali e di cambi flessibili crescono maggiormente i Paesi più competitivi, con salari più bassi, con buone capacità tecnologico-organizzative, o per il concorso di entrambi i motivi». «Anche nei paesi più ricchi e industrialmente maturi si registrano forti perdite relative di reddito e di occasioni di lavoro stabili nei ceti culturalmente e professionalmente più deboli e nelle aree territoriali meno favorite». «Nei Paesi… meno competitivi - l'Italia è un caso tipico - questi fenomeni si avvertono con maggiore intensità».

    La seconda area di motivazioni esposta da Salvati è interna al sistema Italia: riforme mancate nel periodo tra gli anni '60 e i primi anni '90, quando neoliberismo e globalizzazione non erano ancora dominanti; successivo decennio con la fragilità mascherata «da una crescita stimolata da disavanzi pubblici, e poi dalla grande svalutazione del periodo 1993-95». «Coll'ingresso nella moneta unica, ma non a causa di questa, il nostro distacco dai Paesi europei... non ha fatto che aumentare».

    La terza area di responsabilità è da Salvati attribuita all'UE, che «poteva essere una grande occasione per influire sulle decisioni degli Stati Uniti e impegnarsi per una globalizzazione più regolata, a difesa di un modello sociale europeo... ma sinora non lo è stata per ragioni ben note» e sulle quali non posso ora soffermarmi: invito a leggere l'articolo per sapere quali sono, secondo Salvati, queste ragioni. Riporto solo la sua conclusione: «è illusorio sperare in una solidarietà economica da parte dell’Europa molto più forte di quella attuale. L’ostacolo della “pericolosa ossessione tedesca”, come l’ha definita Jean Pisani-Ferry, nei confronti di una Transfer Union, di un maggiore sostegno ai Paesi più deboli, è insuperabile: non un euro dei contribuenti tedeschi deve andare a finanziare le inefficienze e i ritardi di altri Paesi»!

    In sostanza, un’Unione debole ostaggio di una Germania miope.

    Venendo alle prospettive, anche in vista delle elezioni, ormai prossime, Salvati riporta quanto scritto su “Il Messaggero” da Alessandro Campi una decina di giorni prima: «l’impressione è che i partiti, a pochi mesi dall’appuntamento cruciale con le urne, stiano vivendo un serio vuoto di idee e di capacità propositiva. Rispetto all’acutezza della crisi economico-sociale nella quale l’Italia è ancora immersa nessuno di essi sembra avere soluzioni razionali da proporre all’attenzione dei cittadini».

    Il commento di Salvati è che «un vuoto di idee, competenze e capacità propositiva c’è senz’altro in alcuni dei partiti che si presentano in queste elezioni. Non c’è però in altri: in questi ci sono molti politici e tecnici consapevoli della gravità della situazione e delle “soluzioni razionali da proporre all’attenzione dei cittadini”».

    Come se non avessimo fin qui ricevuto una massiccia dose di cattive notizie, il nostro Autore alza ancora il livello del proprio pessimismo esponendo un'analisi che riassumo come segue.

    Per non perdere voti, partiti consapevoli e seri non dicono la verità né sulla gravità della situazione né sulle ricette da seguire. Se fossero sinceri ed espliciti perderebbero voti uscendo sconfitti. D'altro canto i partiti poco seri alimentano confusione generalizzata e immotivate speranze di soluzione. In soldoni, secondo Salvati, bisogna sperare vincano i partiti che predicano male (non raccontano la verità anche se l'hanno capita e propongono manovre a basso costo, ma inefficaci) e opereranno bene (attueranno le cure benefiche, intese come maxi incisive su patrimoni e redditi violando le promesse elettorali). In effetti, se vincono quelli che predicano male (propongono manovre a basso costo, ma inefficaci) e opereranno pure male (realizzeranno queste manovre inefficaci) i danni economici e sociali saranno particolarmente gravi.

    Ma se si deve auspicare, per avere speranze di salvezza, che larghi strati della classe dirigente deliberatamente disattendano massicciamente le promesse elettorali, vuol dire che i rapporti politici tra vertice e base sono diventati una presa per i fondelli, con mortale minaccia alla democrazia.

    Sembrerebbe proprio una situazione senza vie d'uscita. Tenterò quindi di descrivere quali spiragli si possono intravvedere.


    Post del 28 dicembre 2017

    CONSIDERAZIONI SULLE PROSPETTIVE DELLA SOCIETÀ ITALIANA STIMOLATE DALLA DOMANDA DI UN BAMBINO DI 6 ANNI: NONNO, CHE VUOL DIRE SPIRAGLI?

    La settima appena trascorsa per me è stata caratterizzata da una parola, "spiragli".

    Affrontiamola, perché le parole sono pietre, come ci ha insegnato Carlo Levi, e condizionano il cammino.

    Ho cominciato a menzionare gli spiragli concludendo un post dedicato all'analisi poco confortante della situazione italiana.

    Il corpo a corpo è proseguito quando ho usato questa parola commentando un'immagine relativa all'episodio di Geppetto e Pinocchio nella pancia del pescecane e il nipotino di 6 anni ha chiesto: "nonno, che vuol dire spiragli? Ma ci si passa dentro?".

    Nell'immagine, di spiragli se ne vedono due: uno all'interno, il piccolo fascio di luce del mozzicone di candela, l'altro una luminosità proveniente dall'esterno attraverso l'enorme bocca del pescecane. Il bambino evidentemente è stato colpito dal secondo spiraglio, quello che rappresenta la possibilità di uscire.

    Tra le varie definizioni di spiraglio trovate mi è sembrata più completa quella del Dizionario Sinonimi e Contrari della RCS.

    La risposta è che ci sono tanti tipi di spiragli. Semplificando, tre: possibilità remota / piccola speranza; raggio di luce che illumina, ma niente di più; varco angusto, ma attraverso il quale si può passare.

    All'analisi delle prospettive della situazione italiana si possono applicare tutte e tre i significati.

    Nel senso figurato è, a mio avviso, evidente che se non alimentiamo speranze siamo nel tipico caso di profezie negative auto-avverantesi (per convincersene basta leggere i termini indicati nel dizionario come contrari: "difficoltà, improbabilità, impossibilità" in un crescendo di negatività).

    Tre sono i prerequisiti che ho più volte richiamato (alcuni esempi): non disperdere le risorse in conflitti interni (i famosi polli di Renzo); non autodenigrarci, presentandoci peggiori di come siamo e alimentando i pregiudizi nei nostri confronti (leggi il post); non pensiamo che per salvarci dobbiamo contare sugli altri e azzerare la nostra sovranità (leggi il post).

    Nel senso di raggi di luce che illuminano, ma niente di più, senza indicare vie d'uscita, gli spiragli possono essere una illusione che diventa trappola: il mozzicone di candela di Geppetto prima o poi finisce e ci si riduce a una lotta per prolungare la sopravvivenza (il vecchio proverbio "finché dura fa verdura") rallentando il declino; è evidente che il distacco aumenta (sia per la crescita di numero e capacità dei nuovi competitori, sia per l'inevitabile accelerazione del degrado: i vecchi business tendono a scomparire, le persone migliori, per qualificazione e intraprendenza, se ne vanno).

    Non resta che concentrarsi sul terzo significato, quello di varco angusto, ma attraverso il quale si può passare ben consapevoli che la possibilità di passare non è automatica ma va costruita con una volontà che mi piace etichettare “no al declino dell’Italia: dalle parole agli interventi costruttivi”, per sottolineare una scelta contraria a quella della rassegnazione appena stigmatizzata (l'impostazione generale e la ricognizione delle possibilità che si aprono (obiettivi da condividere e possibili linee d'azione) sono esposte in un mio post di fine estate, al quale rinvio).

    Nel seguito di questo post (che è già diventato troppo lungo) proverò ad indicare i passaggi da percorrere ampliando i varchi esistenti, in contrappunto con le preoccupazioni dell'articolo di Michele Salvati commentando il quale l'attenzione agli spiragli è partita.


    Post del 29 dicembre 2017

    SPIRAGLI DA INDIVIDUARE, SELEZIONARE E PERCORRERE IN VISTA DI UNA PROSPETTIVA POSITIVA PER L'ITALIA.

    Ho raccolto in un recente post qualche considerazione sul significato della parola “spiraglio” con riferimento alle prospettive che abbiamo di fronte per la società italiana.

    Dopo aver osservato che sostanzialmente si possono individuare tre significati del termine (possibilità remota / piccola speranza; raggio di luce che illumina, ma niente di più; varco angusto, ma attraverso il quale si può passare), ho espresso l'opinione che occorra concentrarsi sul terzo significato, quello di varco angusto, ma percorribile ben consapevoli che la possibilità di passare non è automatica ma va costruita con una volontà determinata e realistica. Scendendo nei dettagli ho riscontrato che anche limitandosi al significato di varco sono possibili diverse specificazioni che incidono profondamente sulle conseguenze operative che ne discendono.

    Qualcuno è convinto che il futuro davanti a noi sia abbastanza agevole (quelli della luce in fondo al tunnel) e se parli con lui di spiragli gli viene in mente la prima immagine: una porta spalancata: basta procedere - avanti tutta - e ogni cosa andrà per il meglio (c'è pure il rosone che funge da luce di emergenza).

    Altri invece fanno riferimento alla seconda immagine: si rendono conto che il varco va allargato, ma sono fiduciosi che la porta si aprirà anche perché contano su di una donzella che, novella Beatrice, ci guiderà per il nostro bene aprendo questa porta e tutte le altre porte che incontreremo (sono gli appartenenti a una certa intellighenzia italica con imprinting esterofilo, che sostengono la nostra unica speranza essere quella di farci salvare dalla UE a guida tedesca e con le attuali regole e non si rendono conto che la leggiadra guida in figura potrebbe anche essere una personificazione del demonio e connazionale del grande poeta del Faust).

    Alla terza immagine fanno riferimento i semplicisti: c'è un varco per la verità molto stretto, ma basterà prendere una sola decisione (l'unica giusta) e poi avremo pascoli verdi a nostra disposizione (sono quelli del fuori dall'Europa subito e comunque, esaltati dalla Brexit - dimenticando che UK aveva ottenuto condizioni peculiari in UE, non era nell'euro, ha rapporti strettissimi con USA e soprattutto che ancora non è ben chiaro se e come ci saranno per UK reali vantaggi dall'uscita).

    Purtroppo sono numerosi in Italia quelli che si sentono imprigionati in una situazione senza via d'uscita o peggio ancora in una situazione dove le soluzioni ci sarebbero pure, ma sono rese inaccessibili da impedimenti non rimovibili, come le sbarre della finestra di una prigione. Fanno riferimento alla quarta immagine - varco inaccessibile - e sono quelli rassegnati, rancorosi, in conflitto tra loro, in sostanziale coerenza con una classe politica assolutamente inadeguata.

    Per la verità alcuni sostengono (per esempio lo psichiatra Vittorino Andreoli) che la gran parte degli Italiani sono condannati al declino perché affetti costituzionalmente da una sindrome che integra quattro patologie (esibizionismo, individualismo, masochismo, fatalismo) e ne traggono una valutazione di pessimismo irrecuperabile. Con riferimento alla foto, fuori c'è un parco e noi siamo in gattabuia all'ergastolo.

    Credo che chi si dà da fare per contribuire nei limiti delle possibilità di ciascuno, a costruire un progetto di futuro con relativo programma d'azione, abbia come riferimento l'ultima immagine. Purtroppo, perché la porta è sbarrata, l'ambiente non è certo confortevole: spifferi dappertutto. Per fortuna, perché la porta è malconcia e potrebbe non resistere a colpi ben assestati, i fori sono numerosi e si può sperare di allargarli, con uno sforzo collettivo chi è rinchiuso può liberarsi dalla costrizione attuale.

    Questi sono gli spiragli che piacciono a me.


    Fabio Pistella

    Fisico nucleare - Docente di Economia

    Già Direttore Generale dell’ENEA e Presidente del CNR

    Presidente dell’Associazione “Amici di Roma Europea”

    Honorary Member di APICES


    Questo articolo è tratto da alcuni post pubblicati sul profilo LinkedIn dell’Autore.



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