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    “Per avere in mano la propria vita, si deve controllare la quantità e il tipo di messaggi a cui si è esposti.”

     - Chuck Palahniuk -

     

    Il diario di Paolo Botti dalla Zona Rossa

    Dal blog del nostro socio Dott. Paolo Botti, un'intensa cronaca della stagione del coronavirus, vissuta nel cuore della Zona Rossa emiliana.

    Posted on 02/04/2020 by Redazione #apicespeople


    Il Dott. Paolo Botti, manager modenese esperto di sanità, autore di un autorevole blog di commento all'attualità intitolato “Un manager a Roma”, sta trascorrendo l'infausta stagione dell'emergenza da coronavirus nella sua terra d’origine, dove l’azienda che dirige ha la sua sede produttiva principale.

    Dal cuore dell'Emilia, aggiorna pressocché quotidianamente il suo blog con un interessante “Diario dalla Zona Rossa”, di cui ci fa piacere condividere anche qui i capitoli più intensi.

    Il diario è integralmente pubblicato sul sito web del nostro associato, dove sarà possibile consultare anche i capitoli scritti successivamente alla pubblicazione di questo post.




    Zona Rossa, giorno 1

    8 Marzo 2020


    Non vi preoccupate, “giorno 1” non vuole dire che vi ammorberò tutti i giorni con le notizie dalla “red zone” di Modena, ma qualcosa oggi tocca davvero dirlo.

    Ieri sera all’ora di cena a Roma arrivano le prime notizie delle nuove disposizioni del Consiglio dei Ministri sulla emergenza Coronavirus, e sono notizie davvero preoccupanti, perché la zona rossa viene estesa a mezza Emilia Romagna, ad una parte del Veneto, e alle Marche. Lì per lì non si capisce bene cosa stia succedendo e anche gli amici che ho qui a Modena (parlo ovviamente di chi ha accesso alle informazioni vere) non hanno modo di essere precisi.

    Finisco la cena, vado a dormire con la percezione che forse non riuscirò nemmeno a tornare a casa, viste le prime info contenute nella bozza di decreto che sono state diffuse. Alle 3 di stamattina, invece, leggo notizie un po’ diverse ma soprattutto noto due cose devastanti.

    1) Il DPCM che è stato diffuso non è quello finale, ma solo una bozza che era stata inviata alle Regioni per poi essere firmata dal Presidente del Consiglio dopo i necessari chiarimenti e le doverose precisazioni.

    2) L’aver diffuso queste bozze ha convinto molti che stavano per svariate ragioni nella zona rossa a prendere d’assalto i treni e “emigrare” verso sud con un rebound che faccio fatica a pensare quale possa essere nei prossimi giorni.

    Su queste due cose (perché sulle altre è meglio che taccia) mi viene da dire che chiunque abbia condiviso quelle bozze con la stampa è un perfetto imbecille, perché non ha pensato (ma per questo ci vuole cervello) alle conseguenze di una scelta davvero demenziale. Poi penso a quelli che sono scappati dalle zone rosse e che si sono definiti “profughi”: no, voi siete degli scellerati (per essere buono) per mille ragioni che è inutile elencare qui adesso.

    Io stamattina presto ho fatto il percorso contrario e da Roma sono tornato a Modena, ben sapendo che questo significa non potermi muovere da qui almeno fino al 4 aprile; credo che sia senso di responsabilità, senso civico, nulla di più. Siamo davanti ad una emergenza gravissima (anche se non è la peste nera), occorre fare le cose giuste. E le cose giuste non sono né andare a sciare in Piemonte né scappare da Milano, queste sono robe da dementi. Se qualcuno dei miei amici ha fatto qualcosa del genere e si offenderà, avrò tutto il tempo di farmene una ragione, visto che da oggi sono in trincea con i miei concittadini emiliani, a combattere per l’ennesima volta una battaglia difficilissima.

    Oggi non voglio fare polemiche politiche, mi pare che siano del tutto fuori luogo, quindi evito i commenti sulla Sanità che perde soldi, sui porti aperti, sui virus fatti in laboratorio, su tutto quello di cui dovremo parlare dopo.

    Oggi è il momento di dimostrare, se è vero, che siamo un Popolo, che lasciamo da parte le divisioni politiche, sociali e di altro tipo solo per combattere tutti insieme una battaglia difficile ma non impossibile da vincere; saranno giorni durissimi, con mille difficoltà, ma io rispetterò i dettami delle ordinanze, andrò al lavoro perché mi è consentito farlo e anche perché la mia Azienda produce disinfettanti, quindi possiamo e dobbiamo aiutare chi ne ha davvero bisogno.

    Dopo, ma solo dopo, potremo discutere della pochezza della nostra classe politica (non solo del Governo, anche delle opposizioni), della difficoltà in cui naviga un sistema sanitario che ha eccellenze nelle professionalità ma ha anche gravissimi problemi organizzativi, della scemenza che qualcuno ha fatto nel diffondere notizie che erano e dovevano rimanere riservate, di chi ha colpe gravi anche solo nelle dichiarazioni di oggi e di ieri, ma questo domani, dopo che avremo risolto questo dannato problema.

    Molti oggi mi hanno fatto i complimenti per il mio rientro, io ringrazio tutti ma non vedo cos’altro avrei potuto e dovuto fare: qui ci vivo, ci lavoro, c’è un pezzo importante della mia famiglia, cosa potevo fare stando fuori dalla zona rossa? Probabilmente, anche solo per quel poco che potrò fare sul lavoro, la mia presenza è più utile qui, anche se questo mi costa tantissimo sotto molti aspetti. Credetemi, arrivare oggi alla stazione di Bologna e trovarla vuota, arrivare a Modena in una specie di deserto mi ha fatto male, non vi nascondo che avrei voluto piangere dalla rabbia, ma devo rimboccarmi le maniche e rendermi utile, per i sentimentalismi c’è poco spazio adesso.

    Fra pochi minuti chiuderanno bar, ristoranti, luoghi di aggregazione, piscine, centri sportivi, centri anziani, cinema, tutto. E allora sarò davvero difficile, ma sono sicuro che ce la faremo.

    L’Italia intera sta affrontando una emergenza senza precedenti, c’è davvero bisogno del buon senso di tutti.

    Stringiamoci a coorte, l’Italia chiamò!




    Zona Rossa, giorno 15

    22 Marzo 2020


    E’ domenica, è una giornata grigia da queste parti, buia, tipicamente emiliana eppure c’è qualcosa di diverso dal solito.

    Il silenzio.

    La domenica mattina tra incontri, SS Messe, ritrovi qui è (era) un pullulare di persone, bambini, urla e risate. Oggi solo silenzio rotto dal passaggio di ambulanze, forze dell’Ordine e camion militari (non chiedetemi perché, non lo so). Un clima davvero terribile.

    Ieri sera una mia vecchia amica mi manda un messaggio: “Mia madre mi ha lasciato”, io conoscevo la mamma, sapevo che aveva problemi, ma non ero al corrente degli ultimi tragici sviluppi.

    L’ho chiamata al telefono, e quello che mi ha davvero colpito è stata la sua descrizione del non poter fare nulla, se non accettare la cremazione immediata del corpo della mamma, perché questo oggi si fa. Giusto? Sbagliato? E che ne so? Ma il suo racconto, composto ma tristissimo, mi ha fatto venire in mente una categoria della quale ci stiamo occupando poco, visto che dobbiamo discutere di pipistrelli, guerra biologica, virus con le ali, e altre cazzate del genere. Mi riferisco alle persone cosiddette fragili, quelle persone che già normalmente vivono con difficoltà qualunque cosa, le persone sole, quelle che non hanno nessuno da chiamare, da contattare, le persone insomma a cui la vita ha già riservato un destino gramo.

    Prima o poi dovremo occuparci anche di loro, più di quanto già non si stia facendo, perché è ormai innegabile che questa vicenda ci cambierà la vita, e a molti lo ha già fatto nel modo peggiore. Io spero (ma temo) che quando verrà decretata la fine della pandemia, sarà tutto un fiorire di aperitivi, cene, pranzi e altre amenità per dire che è finita.

    Ma per molti non è finita e non lo sarà nemmeno dopo: se potete e volete, pensateci perché non è difficile che anche tra i vostri amici e conoscenti ci siano queste persone che già sono in difficoltà normalmente. Pensate anche a loro, basta un gesto anche piccolo per farli sentire non da soli e per strappare anche a loro un sorriso, oggi che è così difficile sorridere.

    Non voglio sembrarvi melenso, non è il mio stile. Ma avere a che fare con queste persone aiuta a capire i veri valori della vita.

    Buona domenica a tutti, soprattutto a loro.




    Zona Rossa, giorno 20

    27 Marzo 2020


    Credo che oggi abbiamo assistito ad una cosa assolutamente epocale, e lo dico da laico che, però, ha il massimo rispetto per i fedeli di qualsiasi religione, anche perché non vi nascondo che a volte mi assale il dubbio che sia io a sbagliare.

    Con l’occhio stanco di chi, nonostante tutto, non ha né tempo né voglia di fare torte, semplicemente perché mi ritengo uno di quelli che può fare la sua parte contro questo maledetto, lavorando mica poco e mica bene, alle 18 ho staccato dal lavoro e ho guardato quello che accadeva in Piazza San Pietro.

    L’immagine che ho scelto e che accompagna questo pezzo forse non è la migliore, ma per me è quella che rende meglio di altre il senso di smarrimento nel quale credo molti di noi si trovano a combattere in questi strani, terribili, lividi giorni.

    Un Papa anziano, barcollante, con il fiatone, che si rivolge al nulla davanti a lui, al nulla di quella piazza che ha sempre visto migliaia di persone sorridere, applaudire, piangere per un Pontefice, per i tanti Pontefici che si sono susseguiti nei secoli. Oggi Jorge Bergoglio parla e prega, con evidente difficoltà, per un platea vuota, silenziosa; il silenzio è rotto solo, ogni tanto, dal grido dei gabbiani che se ne fregano della preghiera, del misticismo e della nostra paura del domani.

    Una cerimonia tetra, triste, pesante (almeno per me) ma che ha e deve avere un profondo significato di unione di tutti, cristiani e non, credenti e non credenti, perché oggi credo ci sia molto bisogno di simboli, di segnali, di Autorità che infondano fiducia nella gente persa davanti a notizie ogni giorno peggiori, ogni momento più terrificanti.

    E oggi, per me laico e scettico, la cerimonia ha significato proprio questo: un momento di profonda riflessione, di ipnotica attrazione di questa enorme piazza vuota come non mai, di attenzione alle uniche due cose che hanno accompagnato questo momento di preghiera, il silenzio e la pioggia.

    Stamattina mi hanno detto che a Roma il tempo non era poi male del tutto, e invece alle 18 c’era un tempo da lupi: non sono certo io quello che crede alle scelte divine di far piovere proprio lì e proprio alle 18, ma la coincidenza è davvero singolare. Come lo fu, per chi se lo ricorda, il vento fortissimo che spaginava il Vangelo posto sulla bara di Papa Wojtyla; anche quel giorno la simbologia fu fortissima.

    A me questo Papa piace, e oggi mi è piaciuto ancora di più, per la sua personale scelta di un momento di preghiera così intenso, dove sono stati usati canti e preghiere antichissime, anzi mi pare di aver capito che sia stata letta la più antica preghiera mariana di cui si abbia traccia: ripescare così lontano nel tempo questa volta mi pare sia stato molto giusto, in una cosa la cui regia era davvero perfetta.

    Non vedrete mai scritto da me “ce la faremo” o ” andrà tutto bene”, solo perché sono convinto che prima o poi ne usciremo, anche se non so dirvi né quando né come, e sono peraltro certo che non andrà tutto bene, perché mi pare che sia già andata abbastanza male.

    E credo anche che un momento come quello di oggi non possa che aiutare spiritualmente chi crede e mettere un po’ di pace, anche se solo per pochi minuti, nell’anima di chi sta combattendo questa terribile guerra.

    Grazie Santità.




    Zona Rossa, giorno 24

    31 Marzo 2020


    Vi avviso, stasera sono molto meno ecumenico e riflessivo perché queste giornate per me convulse, impegnative, complesse ogni tanto mi fanno innervosire e quindi noto cose che in altri momenti magari non noterei nemmeno, forse.

    C’è un filo conduttore nelle cose che leggerete dopo, ed è la comunicazione. Ovviamente non sono un esperto di comunicazione, nemmeno dal divano, per cui prendete i miei pensieri solo come uno sfogo e nulla più.

    Prima di tutto ci sono le “comunicazioni” in libero pascolo dei nostri ministri: trovo del tutto insensato che, molto prima che esista una reale decisione, qualcuno si affanni, credo per mera ricerca di visibilità, a dire che il periodo di blocco durerà oltre il 4 aprile. Ma non è bastato quello che abbiamo visto con gli annunci dei giorni scorsi per capire che queste comunicazioni in libertà non fanno altro che aumentare il già altissimo livello di stress che più o meno tutti abbiamo? Ministro Boccia, non era meglio stare zitti?

    Poi ci sono le manifestazioni parossistiche televisive: una della cose che ho apprezzato dell’inizio della crisi è stato che Canale 5 aveva per un po’ messo in quarantena anche Barbara d’Urso, la regina del fetish televisivo (sì perché trash non basta, siamo al fetish). Ma purtroppo è durata poco, lei è tornata e ha creato un vero capolavoro di qualunquismo, grettezza e basso rispetto con la recita di non ricordo quale preghiera insieme a quel signore che pur non essendo quasi mai andato in Parlamento, pretende che lo stesso sia aperto per lavorare, ma quando poi riapre si guarda bene dall’oltrepassare il minimo sindacale di presenze. Io credo che sia stata una manifestazione di livello bassissimo, fatta a favore di telecamere e nulla più solo per mantenere alto il livello di fetish di quel tipo di programmi. Badate bene, non metto in discussione la realtà o meno della fede di quei due, non mi interessa. Ma infilare la religione in mezzo al disastro di quel programma mi è sembrato un delirio.

    Andiamo oltre e spostiamoci in Regione Lombardia, la più massacrata da questa crisi e purtroppo non solo da quella. Ieri, finalmente, si inaugura il famoso ospedale Covid19 alla Fiera di Milano, evviva!! Una cosa davvero stupenda, realizzata in pochi giorni, fatta davvero bene (per chi come me quelle robe le conosce basta poco per capire che è fatta davvero bene). Ma ecco il capolavoro assoluto di ieri: in una regione che predica in lungo e in largo che “dovete stare a casa”, che “l’unico modo per evitare il contagio è l’isolamento”, il prode Presidente Fontana non trova nulla di meglio che realizzare una cerimonia di inaugurazione con qualche decina (c’è chi dice centinaia) di persone, tutte nello stesso posto, tutte piuttosto vicine ma, soprattutto, tutte (o molte) in violazione delle norme dei DPCM di questi giorni. Io capisco che si volesse dare evidenza ad una cosa certamente ben fatta, ma credo fosse molto più sensato fare una cosa in streaming con visita virtuale all’allestimento dell’ospedale Covid19 perché, se poi qualcuno di quelli che devono stare in casa a Milano si incazza, qualche ragione la posso trovare. Anche qui, a mio avviso, un mero e semplice tema di comunicazione.

    E veniamo all’apoteosi , al massimo possibile di vuoto pneumatico della condivisione di qualunque cosa passi nell’etere (devo dire un po’ etilico ultimamente) del web: il post su Angela Merkel per il quale si è anche rispolverato un termine attribuito a Silvio Berlusconi che, all’epoca, fu esecrato e ritenuto inopportuno da molti.

    Premetto, prima di proseguire, che sono molto lontano dall’idea di voler difendere la Premier Tedesca, sia perché mi sta piuttosto antipatica, sia perché sono convinto che la posizione tedesca e olandese sia fuori dal mondo. Ma in quel post (che avrò visto e ricevuto almeno 345 volte solo oggi), c’è un goffo tentativo di vendetta che dice di non comprare merce di alcune aziende tedesche insieme all’immarcescibile “fate girare!”, che a me fa girare qualcosa di differente. Cito a caso: Aldi supermercati, Lidl, Penny market, Despar, biscotti Bahlsen (scritto pure male), Yoghurt Muller, Knorr, Haribo, Paulaner, Edelweiss, Henkel, Hertz autonoleggio, Ravensburger, Bosch, Siemens, bla bla bla….. .Aggiungo, per amor patrio, che avete scordato Audi, Lamborghini, Volkswagen, Mercedes, Ktm, BBraun, Bayer, Boehirnger Inghelheim, Merck, Ratiopharm, Metro, Obi, Bofrost, Eismann, Deutsche Bank, Santander Consumer, BASF, Evonik, Miele, Aeg, Liebherr, Lange & Sohne, MontBlanc, e che diamine!! Diamo un po’ di visibilità a tutti, così noi che leggiamo, capiamo e facciamo girare il post possiamo convintamente non comprare nulla da queste aziende, così la culona tedesca esce sconfitta. Siete teneri, davvero.

    Allora: Aldi 85 punti vendita in Italia, 6200 punti vendita nel mondo e 150.000 collaboratori (di cui molti in Italia).

    Lidl: 16.000 collaboratori, 630 punti vendita e 10 centri logistici in Italia.

    Penny Market: 390 punti vendita, 7 centri di distribuzione, e 4000 dipendenti in Italia.

    Despar: 2.500.000.000€ fatturato 2019, 580 punti vendita in Italia.

    BBraun: 600 dipendenti e 230.000.000€ fatturato in Italia.

    Siemens: 3400 dipendenti, 2.000.000.000€ di fatturato Italia.

    Metro: 4.100 dipendenti, 49 punti vendita, 2 depot Food Service Distribution, 1.73 miliardi di euro di fatturato 2018-19.

    E mi fermo qui perché è tardi e ho sonno.

    Detto che alla Sig.ra Merkel che voi compriate o meno la merce di queste (e di altre eventuali aziende tedesche) le importa più o meno quello che interessa a me della coltivazione dei rapanelli in Sud Africa, vi invito, quando passate sdegnati davanti a questi posti, a guardare in faccia i dipendenti italiani di questi colossi, a dire a loro che non comprate niente perché c’è la culona, a spiegare a loro l’insensatezza di questa idea che si giustifica solo con il prolungato assetto da divano di questa lunga pausa.

    Mi spiace dirlo, ma un po’ di ragione Renzi ce l’ha: se state ancora molto a casa, non oso pensare a cosa potreste dire fra un po’.

    Non prendetevela, lo sapete che mi piace essere ironico. Non sempre, ma ogni tanto sì.

    Buonanotte.

    (PS: il mio letto è Frau, azienda italiana…)



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