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    L'accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur

    L'accordo di libero scambio tra l'Unione Europea ed i Paesi del Mercado Común del Sur (Mercosur) rappresenta una grande opportunità per lo sviluppo di nuovo business internazionale. Ma non mancano criticità ed errori da correggere.

    Posted on 18/05/2020 by Redazione #apicespeople


    Il vertice del G20 tenusosi ad Osaka nel 2019 è stato il contesto nel quale, dopo circa vent'anni di negoziati, l’Unione europea ed i Paesi del Mercado Común del Sur (Mercosur) hanno concordato un “agreement in principle”, basato sul pilastro commerciale, nel quadro di un più ampio accordo di associazione. Esattamente un anno dopo, nel giugno del 2020, hanno finalmente concluso i negoziati per la parte relativa al dialogo politico ed alla cooperazione.

    Il Free Trade Agreement (FTA) si inserisce nell’alveo della strategia UE volta a contrastare le crescenti spinte protezionistiche (soprattutto – ma non esclusivamente – statunitensi) e la crisi della governance multilaterale degli scambi.

    Rispetto all'Accordo quadro di cooperazione interregionale del 1995, che attualmente disciplina le relazioni UE-Mercosur, il nuovo FTA, se ratificato – sia a livello dell'UE che da ciascuno degli Stati membri – darebbe vita alla più grande zona di libero scambio mai creata dall'Unione, con una popolazione di oltre 780 milioni di abitanti, e ridurrebbe le tariffe per molti prodotti, semplificando le procedure doganali, anche attraverso una progressiva adozione di medesimi regolamenti tecnici, oltre a consolidare gli stretti legami politici, economici e culturali tra le due macro-regioni.

    In particolare, è prevista l’eliminazione progressiva dei dazi sul 93% di tutti i prodotti europei, nonché un trattamento preferenziale per il rimanente 7%. Le merci europee diventerebbero dunque più competitive in diversi settori, quali: mezzi di trasporto, ossia auto, aeromobili, veicoli spaziali, locomotive, componenti e accessori per veicoli; macchinari; prodotti chimici e farmaceutici; abbigliamento e calzature; tessile; strumenti ottici, medici e di misura o precisione.

    Il settore agroalimentare dell'Ue beneficerebbe sia del taglio delle attuali tariffe su alcuni prodotti (ad esempio i prodotti dolciari e cioccolato, vini, bevande alcoliche e analcoliche), sia di quote di ingresso a dazio zero per i prodotti lattiero-caseari (attualmente sottoposti a una tariffa del 28%), il tutto nel quadro di una specifica tutela per 357 prodotti alimentari e bevande europei Dop e Igp, di cui 52 italiani.

    L'UE è il secondo maggiore acquirente di merci del Mercosur, dopo la Cina, ed il Mercosur è l’ottavo partner commerciale dell'UE. Entrambi hanno concretizzato nel FTA il reciproco interesse ad un più intenso accesso ai rispettivi mercati, che dovrebbe realizzare un aumento delle importazioni europee di carne bovina, pollame, soia e biocarburanti, in cambio di maggiori esportazioni di automobili e macchinari nei Paesi sudamericani.

    Eppure, nonostante il fortissimo reciproco interesse, l’accordo non è entrato in vigore.

    Le motivazioni degli oppositori al trattato possono ricondursi a quattro principali filoni, strettamente intrecciati tra di loro, ossia istanze di natura sociale, di rispetto di adeguati standard agro-alimentari, di impatto ambientale e di tutela dei diritti umani.

    Sotto il primo profilo, molti sindacati di agricoltori e lobby europee mostrano preoccupazioni per la concorrenza dei prodotti sudamericani più economici (quali la carne bovina, il pollame, il riso e lo zucchero di canna) e dall’effetto distorsivo causato da un eccessivo aumento delle importazioni nel Mercato Unico e dei suoi riflessi a livello occupazionale. Posizione condivisa da alcuni leader europei, fin dall'indomani della chiusura dei negoziati del FTA, in particolare il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki e gli (allora) omologhi irlandese Leo Varadkar e belga Charles Michel (attuale presidente del Consiglio europeo).

    In seconda battuta, si paventa il rischio di deroghe agli alti standard di sicurezza alimentare di matrice europea, perché l’applicazione del principio di "equivalenza" (in base al quale le regolamentazioni e le garanzie fornite dai sistemi ufficiali di certificazione e ispezione dei diversi Paesi sono, in parte, riconosciute equivalenti oppure, nel caso in cui siano divergenti, sono ritenute atte a fornire il medesimo livello di tutela) se, da un lato, contribuisce ad agevolare le transazioni, semplificando i termini degli scambi tra i partner commerciali, dall’altro è un dogma tutt’altro che scontato.

    In terzo luogo, si teme che il dichiarato obiettivo di potenziare le esportazioni di prodotti agro-alimentari potrebbe tradursi, di fatto, in un incentivo per i governi, in primo luogo quello brasiliano, ad incrementare i volumi delle produzioni intensive ed estensive negli ambiti corrispondenti, disinnescando, o quanto meno allentando, le misure di controllo effettivo contro la deforestazione, che aprirebbe nuovi spazi alle superfici coltivabili ed agli allevamenti.

    Sempre sotto il profilo di compatibilità del FTA con le istanze ambientali, si rileva altresì l’inconciliabilità dell’auspicio di filiere corte con l’implementazione di blockchain da una sponda all'altra dell'Atlantico, considerato che i trasporti rappresentano una delle principali fonti di pressione ambientale e sono responsabili di gran parte delle emissioni di gas a effetto serra, contribuendo in larga misura ai cambiamenti climatici.

    Infine, un quarto motivo di forte riluttanza, rispetto all’opportunità dell’entrata in vigore del FTA, è la preoccupazione che il Trattato possa contribuire ad esasperare una situazione già altamente degradata, in termini diritti umani, soprattutto riguardo alle comunità indigene vittime del land grabbing.

    Tuttavia, un punto di forza va sicuramente riconosciuto al FTA.

    Produttori ed esportatori di entrambe le sponde dell'Atlantico attendono con impazienza la cessazione delle tariffe doganali. Per le nostre imprese e per tutte quelle europee potrebbe rappresentare un importante strumento per rilanciare l’economia, soprattutto in una fase storica in cui economia e commercio risultano essere stati messi a dura prova dalla pandemia di covid19.

    Appare quindi fondamentale che le Istituzioni tutte, a partire da quelle europee, concordino la soluzione alle problematiche condivise, affinché non ci siano più ostacoli alla ratifica di un trattato che potrebbe cambiare le sorti economiche di due continenti e rafforzare i legami storici che da secoli li legano profondamente.



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